Quando la citazione diventa plagio? Soprattutto, quando la copia diventa banalizzazione Tra Samsung ed Apple non corre buon sangue, la guerra dei brevetti è ancora aperta, le frecciatine non mancano mai ma capita di cadere nel ridicolo.

Il lancio dello smartwatch Galaxy Gear, che interfacciandosi con altri device di casa Samsung porterà al polso dell’utilizzatore tante nuove applicazioni, è stato accompagnato da uno spot che, ripescando nell’immaginario filmico, mette in chiaro come il produttore sudcoreano sia stato capace di rendere reale la fantasia.

Sessanta secondi, potenzialmente emozionali, ma che vanno a cozzare con ciò che è stato. Per quanto possa sembrare originale, l’idea ha quel qualcosa di “già visto” anche per i meno attenti.

Apple per il lancio del suo primo iPhone, nel lontano 2007, aveva usato lo stesso processo creativo per mostra come la società di Cupertino fosse stata in grado di mutare la comunicazione. Il messaggio è sottile, ma palese.

Apple non sminuisce il telefono, anzi ne esalta il suo valore sociale. Un semplice “Hello” introduce il valore socio-culturale che, apportata dallo strumento, viene (verrà) rivoluzionato completamente dal nuovo device. Il prodotto Apple non è una copia, ma un’innovazione. Lo spot del Galaxy Gear perde di valore, presenta il prodotto come una ricostruzione, un simulacro, di ciò che abbiamo sempre visto al cinema. Un “giocattolo” geek, non una rivoluzione.

La storia mi contraddirà.

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