Quanto può essere utile la tecnologia? È davvero così indispensabile come ci raccontiamo/raccontano? “Sopravviveremo” alla legge di Moore?
Le risposte meriterebbero argomentazioni lunghe e approfondite, ma una storia, reale ma che andrebbe bene per un film hollywoodiano, potrebbe soddisfare almeno in parte quelle domande.
Nel 1986 Saroo Munshi Khan, un bimbo indiano di cinque anni, in una situazione rocambolesca si addormenta su un treno in sosta alla stazione di Berhanpur. Assopito, Saroo non si accorge che il treno inizia il suo lungo viaggio che si concluderà dopo 1.500 Km, nella caotica Calcutta. Per il piccolo inizia una nuova vita, inizialmente per strada, poi in orfanotrofio e poi adottato da una famiglia australiana. Trasferitosi in Tasmania, con la sua famiglia adottiva, i ricordi del passato si affievoliscono sempre di più finché dopo 27 Saroo non decide di (ri)trovare le proprie origini.
Gli sviluppi tecnologici forniscono un valido aiuto, in particolare Google Earth. Inizia un viaggio, una riproduzione di un viaggio, che a ritroso riporterà alla mente numerosi ricordi, immagini e sensazioni. Lungo il percorso ferroviario Saroo riesce a “tornare” al proprio villaggio, ad identificare la propria casa, ad abbracciare la proprio famiglia di origine. Una storia che mette in luce la potenza della vita, della rete, della tecnologia.